La Jugoslavia di Tito

foto-titoDal 1941 fino all’anno della sua morte, il 1980, è il maresciallo Tito (Josip Broz), il promotore prima e l’artefice poi dell’unità della Jugoslavia.
Segretario della Lega dei comunisti jugoslavi, nel 1941, a seguito dell’occupazione tedesca, Tito lancia un proclama, invitando alla resistenzacontro i nazisti tutti i popoli della Jugoslavia allora divisa tra Germania, Italia, Ungheria, Bulgaria, Croazia e Albania. E sulla base di questo proclama che si organizzano le formazioni partigiane chenell’ottobre 1943 porteranno alla liberazione di Belgrado e nel maggio del ’45 all’unificazione di tutta la Jugoslavia.
All’inizio del 1946 si costituisce la Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia, sotto il pieno controllo di Tito, che entra a far parte del Cominform (Ufficio d’informazioni dei partiti comunisti europei).
Ciononostante la Jugoslavia tende quasi subito a diversificare il suo modello da quello sovietico ed è proprio con l’Unione Sovietica che già nel 1948 avviene la completa rottura nei rapporti. In politica internazionale Tito tenderà sempre a rimarcare questa autonomia e sceglierà di collocarsi al vertice dei cosiddetti Paesi non allineati.
All’interno l’economia jugoslava si organizza sulla base dell’autogestione territoriale, rifiutando l’accentramento statale. Un cammino che a metà degli anni Sessanta condurrà la Jugoslavia ad introdurre la variabile delmercato, una riforma che produce una crescita economica, ma anche inflazione, disoccupazione e debito estero.
Alla fine degli anni ’70 il modello di socialismo spurio sposato dalla Jugoslavia entra in fibrillazione. Una violenta crisi economica travolge l’intero Paese che già soffre di una grave difficoltà di dirigenza nel deterioramento della Lega dei comunisti. Un involuzione complessiva che si riflette, in modo particolare, soprattutto nei rapporti tra le Repubbliche. La Slovenia e la Croazia, stati più ricchi, si contrappongono alla Serbia e alle aree depresse della Federazione.
Ma finché Tito resta al potere, con la sua autorità, riesce a far convivere le diverse etnie, favorendo l’intreccio dei popoli in una società multietnica. Non appena Tito muore, il 4 maggio 1980, comincia un processo di divisioni e conflitti etnici che investirà per oltre due decenni l’intera Repubblica federale di Jugoslavia.

JOSIP BROZ (detto TITO)
cenni biografici

LA NOSTALGIA DEL MARESCIALLO