I narcos

Dati su coca

La Colombia è il primo produttore al mondo di cocaina. Seguono, ma con notevole distacco il Perù e la Bolivia.

La produzione ed il commercio di cocaina nascono in Colombia tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, anni in cui la maggior parte del traffico di cocaina è nelle mani di due cartelli: quello di Medellìn e quello di Calì.

Si tratta di bande organizzate, formate da sicari, all’origine anche della formazione in Colombia di diversi gruppi paramilitari di estrema destra che sorgeranno all’inizio degli anni ’90. E’ così che la questione del narcotraffico viene a sommarsi alla guerra interna condotta dalle formazioni guerrigliere di estrema sinistra, in un’ingarbugliata ragnatela di interessi e di alleanze spesso oscure.

Aerei dell’esercito colombiano, ultra sovvenzionato dagli Usa, spargono ogni giorno erbicidi sulle piantagioni di coca, provocando gravissimi danni anche all’agricoltura legale e all’allevamento di bestiame, ma con scarsi risultati nella lotta alla produzione di coca. I coltivatori, infatti – spesso contadini poveri, sottoposti al ricatto dei narcos che stabiliscono il prezzo di acquisto della merce prodotta –  escogitano metodi sempre nuovi di produzione, ad esempio, coltivando la stessa quantità di coca su superfici più piccole, selezionando piantine più alte e mettendole più vicine l’una all’altra.

Sono molte le cause che fanno della Colombia il paradiso dei narcos, a cominciare dalla diffusa corruzione che penetra nelle istituzioni, esercito e polizia in testa. E’ poi la stessa guerra intestina che alimenta il narcotraffico e che rende vani gli ingenti finanziamenti della Dea americana.

Alcuni dati: dal 1981 al 2004, secondo l’ultimo rapporto della sezione del Dipartimento di Stato americano che orienta la strategia antidroga, il prezzo al dettaglio della cocaina è diminuito di cinque volte – segno che la produzione cresce a dismisura – mentre i satelliti della Dea e della Cia continuano a rilevare la stessa quantità di coltivazioni illegali che si spostano nel Paese, con una velocità impressionante, dalle cordigliere andine fino alla foresta amazzonica

Nonostante l’uccisione nel 1993 di Pablo Escobar, il più potente narcotrafficante colombiano, padrone del cartello di Medellin, che da solo controllava l’80% del mercato della cocaina, il narcotraffico non ha fatto che aumentare. Non più organizzato in grandi cartelli di trafficanti, ma in centinaia di piccoli gruppi. Sono questi i narcos che si sono trasformati in strutture paramilitari legate alle Autodefensas dell’AUC.

Vari mafiosi, come Diego Fernando Murillo, detto don Berna, diventato l’uomo più potente di Medellin o Gordo Lindo, che si è dotato di un esercito di duemila uomini, sono così riusciti ad approfittare della benevolenza del presidente in carica, Alvaro Uribe, al secondo mandato, che, fingendo di volerli disarmare, in realtà appoggia tutti i cosiddetti «combattenti anticomunisti».

I narcos paramilitari, detti paracos, si stanno così impossessando dei settori più importanti dell’economia colombiana (da quella marginale e illegale alle grandi società) e stanno diventando i padroni in molte regioni.

“COSI’ UCCISI PABLO ESCOBAR”