11 settembre: una storia ancora tutta da scrivere

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La vera storia dell’attacco all’America è ancora tutta da scrivere. Ma il passare del tempo non smorza, anzi amplifica, le mille voci che sollevano altrettanti sospetti su come le cose siano realmente andate.

E’ fin nei giorni immediatamente successivi all’11 settembre che la teoria del complotto si diffonde, soprattutto su Internet. Molte ricostruzioni sono fantasiose, altre decisamente plausibili. Perfino la stessa stampa americana – in queste faccende di Stato sempre molto allineata e coperta – sulle prime solleva qualche interrogativo. L’ipotesi estrema – difficilmente verificabile – è che quella spaventosa serie di attentati sia stata in realtà un grande e complicato autoattentato.

I sospetti più intelligenti, invece, mettono in rilievo che, perlomeno, gli attentatori sono stati favoriti, se non palesemente aiutati, dall’interno degli apparati USA.

Lo scenario sarebbe, più o meno, il seguente: gli USA si dibattono ormai da tempo in una spaventosa crisi economica, una crisi mascherata, ma destinata ad esplodere nel giro di una decina d’anni quando le proprie riserve petrolifere si esauriranno e la dipendenza americana dal mondo arabo sarà pressoché totale. Occorre, per ovviare a questo, controllare direttamente la produzione petrolifera. Per farlo è necessario mutare gli assetti geopolitici dei Paesi che a) controllano gli oleodotti per il trasporto del petrolio; b) producono petrolio.

Per arrivare a questi risultati è necessario produrre azioni aggressive le quali, però, in una società moderna, hanno bisogno di ampie giustificazioni agli occhi dell’opinione pubblica, interna ed internazionale. E quale migliore giustificazione della necessità di rispondere ad un attacco?

Proprio partendo dall’orrendo attacco dell’11 settembre, gli USA hanno potuto soddisfare almeno in parte il primo requisito grazie alla guerra portata all’Afghanistan, distruggendo il regime dei Talebani ed insediando a Kabul un proprio governo fantoccio. E’ noto, infatti, che da anni proprio sul territorio dell’Afghanistan esisteva un contenzioso per la costruzione di un oleodotto, osteggiato proprio dal regime dei Talebani. La speranza, in verità, era quella di eliminare completamente dalla scena afghana i Talebani (obiettivo completamente fallito dopo 10 anni di guerra) e di rafforzare un governo fantoccio autonomo soprattutto attraverso l’addestramento di un esercito e di forze di polizia nazionali (obiettivo fallito anche questo). Da qui l’imbarazzo del nuovo presidente americano Barak Obama di chiudere la missione in Afghanistan.

Il secondo requisito è invece legato a quanto accaduto in Iraq, secondo Paese produttore di petrolio e primo per riserve petrolifere.

Questo lo scenario. Qualcuno è in grado di giurare che questa sia solo fantapolitica?

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