Il corteo del 20 luglio

robocop
L’ufficiale della Guardia di Finanza, con vistosi problemi di identità (e non solo), travestito da Robocop
 

Le indagini che portano al rinvio a giudizio di 25 manifestanti, accusati del reato di “devastazione e saccheggio”, cominciano subito dopo il G8. Si basano quasi esclusivamente su fotografie e video girate nelle giornate del G8.
Il lavoro affidato a tutte le Digos italiane è quanto mai empirico: si tratta di riconoscere più manifestanti possibile. Il risultato sono 40 identificazioni, ma solo 23 sono le persone arrestate nel blitz del 4 dicembre 2002. Complessivamente, nel giugno 2003, sono 26 le persone per le quali la procura di Genova chiede il rinvio a giudizio.
Durante l’udienza preliminare la difesa chiede invano la modifica del capo di imputazione di “devastazione e saccheggio”, un reato introdotto nel dopoguerra e mai contestato per scontri di piazza. Gli elementi che integrano il reato sono: l’ordine pubblico messo in crisi e il danneggiamento ripetuto di beni, anche tramite compartecipazione psichica tra gli imputati. In pratica, non occorre aver effettivamente “devastato”, ma è sufficiente essere presente mentre gli altri devastano.

Il 3 dicembre 2003 il GUP di Genova Roberto Fucigna accoglie le richieste dei pm Anna Canepa e Andrea Canciani e rinvia a giudizio 25 imputati, stralciando una sola posizione.

LA VICENDA PROCESSUALE

IL DISPOSITIVO DELLA SENTENZA DI PRIMO GRADO