Il pane selvaggio

2017-09-30

Incipit. Su Camporesi: sangue, corpo, vita. Di Umberto Eco.
E’ difficile dire chi sia Piero Camporesi. Certamente un antropologo culturale, visto che nel corso di una quindicina di volumi ha studiato i vari aspetti di quella che si chiama la vita materiale, i costumi, i comportamenti (e in particolare i comportamenti “bassi”, quelli connessi al corpo, con il cibo, con il sangue, le feci, il sesso). Eppure da un antropologo culturale ci si attende che faccia studi sul campo, che esplori gli usi e i miti di qualche civiltà ancora esistente.

Introduzione. La fuga nei paradisi artificiali, nei mondi rovesciati, negli impossibili sogni di compensazione delle folle stracciate e affamate dei secoli moderni nasce dall’invivibilità del reale, dal basso dosaggio vitale, dalle carenze e (per contrapposto) dagli eccessi alimentari che inducono una interpretazione sussultoria, incoerente, spasmodica della realtà e alla corruzione di un modello d’esistenza e d’una immagine del mondo differenziata, dissimile da quella elaborata, nella stessa età, dagli intellettuali razionalisti che, come Galileo, Cartesio, Bacone, pongono ben squadrati mattoni nella fabbricazione d’una macchina del mondo, d’un “opificio” fisico e mentale regolato da un coerente congegno meccanico e logico, da un assetto d’incastri e di rimandi perfettamente organico e inesorabilmente condizionante.

Torna in libreria un libro dal titolo immaginifico e affascinante ma che lascia intravedere un mondo affatto scomparso, popolato da un’umanità sofferente, affamata, stracciata. Uomini, donne, bambini lasciati in balia dei tre feroci orchi della vita: Fame, Carestia, Malattia. Si tratta di un vero e proprio viaggio nei secoli passati (ma davvero passati?) attraverso l’incubo della povertà più estrema, quando per ingannare la fame il pane veniva preparato con ingredienti difficili perfino da immaginare, comprese certe erbe che davano l’allucinazione, l’oblio, la follia.
Un pane selvaggio, appunto. Che non sfamava e faceva ammalare, ma fingeva di tenere a bada i morsi dello stomaco.
In questo saggio di non sempre facile lettura come lo sono i libri colti e profondi, che si avvale di inserti e citazioni prese da antichi testi, da miti e ballate popolari, la fame e tutto quello che deriva dalla mancanza assoluta di risorse vitali è presentata nei suoi risvolti più feroci .
Oggi la televisione ci offre immagini di bambini scheletriti, d’intere famiglie che razzolano delle discariche di metropoli opulente, di uomini e donne che muoiono di freddo, di malattia e di stenti dentro tuguri e sui marciapiedi. Ieri le stesse notizie trovavano posto negli scritti dei cronisti dell’epoca e nei registri parrocchiali. A divulgarle pensavano i racconti dei viaggiatori e i cantastorie. Ben poco però sembra essere cambiato nel corso dei secoli. Le carestie, le catastrofi naturali, le guerre continuano a tenere mezza umanità nelle stesse condizioni descritte in questo libro. Condizioni atroci che si riassumono nella disperazione di un’umanità miserabile e senza speranza ridotta, per tentare di sopravvivere, a cedere ai fenomeni più abietti: l’antropofagia, la coprofagia e l’autofagia.
Al perché proprio oggi si sia deciso di rieditare questo libro, pubblicato per la prima volta nel 1980 dalla casa editrice il Mulino a Bologna, non è difficile trovare la risposta: quest’anno ricorre il ventennale della morte del professore. Tuttavia piace pensare che a questo recupero del passato, a queste dotte esigenze non sia estraneo nemmeno lo spettacolo quotidiano del riversarsi incontrollato sulle nostre coste di intere popolazioni affamate e disperate. Gente in tutto e per tutto simile all’umanità descritta in queste pagine.
Piero Camporesi, scomparso troppo presto nel 1997, è stato filologo, storico e antropologo italiano. Ha insegnato Lettere all’Università di Bologna ed è uno dei saggisti più conosciuti, apprezzati e tradotti nel mondo. I suoi libri, che riperrcorrono le orme dell’uomo risalendo ai secoli più bui del passato, offrono anche un’immagine del presente che a noi piacerebbe ignorare. E proprio in questo sono immortali.

Piero Camporesi
Il pane selvaggio con prefazione di Umberto Eco
ilSaggiatore, pagine 222, € 22,00