LA STRATEGIA DELL’INGANNO. 1992-93. Le bombe, i tentati golpe, la guerra psicologica in Italia

Incipit: Questo libro. Avete presente il colpo di Stato classico, quello realizzato con i carri armati e l’assalto al palazzo del governo? Bene, dimenticatelo.
Perché la grande crisi di sistema che colpì l’Italia fra il 1992 e il 1993, e che trovò soluzione nella nascita della Seconda repubblica, passa attraverso sentieri tortuosi, avvenimenti incerti e patti segreti: una via di mezzo tra il golpe cileno e la sfilata della maggioranza silenziosa al seguito del generale Jacques Massu, il torturatore d’Algeria che spianò la strada al generale Charles De Gaulle.

L’inganno come operazione psicologica. Deception. Una delle più grandi e perverse menti dell’intelligence mondiale, James J. Angleton, la definiva come «Uno stato della mente e la mente dello Stato». Non poteva non avere impressa a fuoco, proprio lui, questa parola chiave del vocabolario delle spie che deriva dal latino decipere (de e capere) e che significa afferrare, adescare, prendere in trappola, allontanare (dalla verità). In altre parole «ingannare».

Questo è un libro importante come, del resto, lo sono tutti i lavori di Stefania Limiti, grande giornalista di grandi testate. E’ un libro che si potrebbe definire un po’ il «backstage» degli avvenimenti nerissimi che hanno insanguinato il paese fra il 1992-1993, biennio cruciale che ha segnato la svolta della politica nel nostro Paese. E non necessariamente in meglio.
E’ un saggio d’inchiesta in cui si dice molto del moltissimo che non si era mai detto nelle cronache dell’epoca e nemmeno nelle successive ricostruzioni.- Soprattutto non si dice quanto siamo stati vicini a ritrovarci sotto le suole chiodate di un manipolo di generali o colonnelli, torturatori e assassini sul modello della Junta argentina, o del dittatore Pinochet, il macellaio del Cile. Questo perché quando, in un paese, è in atto la «strategia dell’inganno», quello che avviene dietro le quinte, cioè nel backstage, non lo si dice mai. Un po’ perché si tratta di azioni, apparentemente slegate, condotte da vari personaggi spesso all’oscuro del progetto nel suo insieme. Un po’ perché chi avrebbe il dovere di vigilare preferisce, pur non essendo complice, non vedere, non capire, non mettere insieme le varie tessere del puzzle. Ma soprattutto perché la maggioranza dei i cittadini, manipolata ad hoc, col tempo si è persuasa che andare là, dove gli stateghi dell’inganno vogliono condurre il Paese, sia cosa buona e giusta.
Tra il 1992 e il 1993, che ha avuto come sbocco la nascita della cosiddetta Seconda repubblica, il Paese è stato ferito da un susseguirsi continuo di tragedie ambigue. Fatti di sangue mai del tutto chiariti nei loro contorni.
Nell’estate del 1993, ad aprire le danze, è un primo, bizzarro tentativo di golpe: alcuni personaggio guidati da un pilota di linea si propongono di dare l’assalto alla televisione di Stato. L’idea è di occupare la sede Rai di Saxa Rubra. Il gruppo viene fermato mentre è ancora in fase organizzativa grazie alla soffiata di una fonte del Sisde. Pare che la gola profonda fosse uno dei congiurati e così non succede nulla, ma quando la notizia arriva ai giornali, i titoli sono del tipo che tolgono il sonno, come quello apparso sul Corriere della Sera: Bombe ai neutroni in parlamento, elicotteri sulla Rai.
Ma la paura passa presto. L’Italia continua a svegliarsi repubblica e i cittadini dimenticano. Ma poi arriva Lady Golpe con le sue rivelazioni su un tentativo di colpo di Stato nel quale sarebbe stato coinvolto uno dei protagonisti dell’eversione nera: il milanese Gianni Nardi che le cronache avevano dato per morto nel 1976 in Spagna, vittima di uno strano incidente automobilistico.
La vicenda ha i contorni di una pochade ma il suo significato vero è ben lontano dall’essere una farsa.
E’ l’ottobre 1993 quando una bella signora di nome Donatella De Rosa, Lady Golpe appunto, moglie di un ufficiale dell’esercito e sedicente amante di un generale, diventa protagonista delle cronache divulgando un memoriale nel quale c’è di tutto: riunioni segrete di alti ufficiali dell’esercito, contatti con esponenti della criminalità mondiale attivi nel traffico di armi, depositi segreti zeppi di armamenti. Perfino l’anziana madre di un terrorista, amante del suo stesso marito, il tenente colonnello Aldo Michittu. Tutto questo tourbillon di trame e intrighi, stando alla De Rosa, avrebbe lo scopo di portare in Italia un regime modellato sul Cile di Pinochet grazie anche a oscure complicità massoniche e agganci nei luoghi del potere, a cominciare dal Vaticano.
La De Rosa conosce bene gli ambienti militari, fa nomi e cognomi e le sue “confessioni” a puntate come le telenovelas brasiliane, non scivola via come acqua ma vengono prese sul serio.
Uno degli effetti è rappresentato dalle dimissioni del generale Goffredo Canino, capo di Stato maggiore dell’esercito, un uomo perbene, molto amato, che, tirato in ballo dalle panzane della donna e del marito di lei, preferisce non difendersi affinché il buon nome dell’esercito non venga sporcato.
Il secondo è la riesumazione del cadavere di Gianni Nardi, l’uomo di punta del complotto, che lady Golpe giura di aver incontrato vivo e vegeto.
In mezzo, ordini e contrordini di carabinieri e procure.
Fortunatamente la salma recuperata in Spagna pone fine a tutto perché risulta essere effettivamente quella di Nardi che, ovviamente, non poteva essere stato visto dalla De Rosa dal momento che riposava tranquillo nella propria tomba. Ma gli italiani, ancora spaventati dalle bombe di Firenze, Roma e Milano, ancora disorientati per il ciclone Tangentopoli, scoprono di essere stati sull’orlo di un golpe.
Un golpe fasullo, ma vai a smentire!.
E comunque a dare man forte al timore ci sono le stragi mafiose, il misterioso blackout delle comunicazioni a palazzo Chigi e al Quirinale. Gli scandali (veri) del Sisde e del Sismi. La fine del partito guida in Italia, la DC, spazzato via sall’immensa slavina di Tangentopoli insieme con tutti gli altri storici: il Psi, il Pci, il Pli. Solo il Msi si salva, e non è un caso. E non bisogna dimenticare la crisi economica che sta portando gli italiani, attoniti per il rutilare di miliardi delle tangenti, verso il baratro della povertà.
Ma sono stati davvero casuali questi e gli altri eventi rievocati nel libro? Secondo Stefania Limiti, che ha ricostruito la sequenza degli avvenimenti attraverso documenti e dettagli inediti, no. Niente è stato casuale. In queste pagine, infatti, gli stessi eventi persi nell’insieme:
«… portano il segno di una grande opera di destabilizzazione messa in pratica anche con la collaborazione delle mafie e con l’intento di causare un effetto shock sulla popolazione, creando un clima d’incertezza e di paura e disgregando le nostre strutture di intelligence».
In altre parole: furono azioni a tenaglia convogliate in una sorta di “guerra non convenzionale a bassa intensità” combattuta col tritolo, i suicidi, gli omicidi, il sospetto… Tutto finalizzato ad abituare gli italiani all’idea che prima o poi l’uomo forte arriverà e metterà a posto le cose.
Un grande intrigo ordito e coordinato, il cui effetto oggi è sotto gli occhi di tutti: un ribaltamento politico e l’instaurazione di quel grigiore diffuso, di quell’ingiustizia sociale, di quel disgregamento dei valori che conosciamo. Dunque, il golpe alla fine c’è stato. Un vero golpe non politico ma ancora peggiore: morale e ideologico.

Stefania Limiti
LA STRATEGIA DELL’INGANNO. 1992-93. Le bombe, i tentati golpe, la guerra psicologica in Italia
Chiarelettere, 288 pagine, € 14,36 anziché 16,90 su internetbookshop. Disponibile anche il Ebook a 10,99

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