QUESTA NON È L’AMERICA

Incipit: 1. L’alba dell’era Trump. «L’idea dell’euro non mi è mai piaciuta. Fin dal primo giorno. E non mi piace nemmeno adesso. Credo che complichi le cose, a dire il vero. Tutta quella burocrazia a Bruxelles, così tante differenze tra i singoli Stati, come la tassazione. Non mi piaceva quando è venuto fuori l’euro e non ho certo cambiato idea».
Donald Trump condanna l’euro. L’attimo seguente se la prende con Angela Merkel, Barack Obama e Hillary Clinton. Subito dopo passa a magnificare sia la Brexit che Vladimir Putin. Per poi lanciarsi in un racconto celebrativo sul suo nuovo campo da Golf, appena risistemato, in Scozia. E’ fatto così.

Quanti europei si saranno domandati chi gliel’ha fatto fare, agli americani, di votare in massa uno come Trump, un miliardario di non specchiata virtù, repubblicano per fedeltà di lobby e per interesse privato, arrivato sulla scena politica come uno tsunami. Un candidato così assurdo, nella sua pretesa di conquistare la Casa bianca, che e all’inizio, mentre girava gli States in campagna elettorale contro Hillary Clinton, fu preso sottogamba da tutti. Perfino deriso. Dagli osservatori politici, come dagli esperti di economia, dai giornalisti politici e dai governanti di tutto il mond. E giù giù, fino ai comuni cittadini nelle loro chiacchiere al bar.
Figuriamoci, è impossibile che vinca. E’ una macchietta!
E invece la “macchietta” contro ogni pronostico, ha fatto man bassa di voti in quasi tutti gli stati, anche in quelli della costa orientale, tradizionalmente democratici.
L’aspetto più bizzarro è che Trump ha vinto soprattutto nelle città dell’America profonda, quella delle fattorie sperdute nel nulla. Quella dei disoccupati lasciati in strada dalla crisi confezionata da miliardari come lui: operai, minatori, allevatori, braccianti. E ha vinto in larga misura grazie ai voti dei cittadini immigrati. Non solo quelli dei ricchi cubani della Florida, ma anche dei latinos poveri: soprattutto portoricani e messicani. Proprio quelli che, con lui alla Casa Bianca, avrebbero avuto tutto da perdere visto che non ha mai fatto mistero delle intenzioni di smantellare tutte le rassicuranti riforme di Obama, a cominciare dall’Obamacare, il programma che assicura cure sanitarie a tutti i cittadini. Non proprio come in Europa, come avrebbe voluto l’allora presidente, ma insomma un aiuto concreto che rende la copertura assicurativa realmente alla portata di un gran numero di cittadini, anche di quelli afflitti da patologie preesistenti e croniche, che prima non se lo sarebbero mai sognato.
E allora, se il candidato Trump del tutto privo di esperienza politica, che sbraitando in campagna elettorale non faceva mistero delle sue intenzioni condite di razzismo, è riuscito a battere la democratica Hillary, che cosa è successo all’America? Una sbornia collettiva? Il tentativo maldestro di mandare un segnale forte ai democratici “che tanto avrebbero comunque vinto?” Un sussulto di conservatorismo mentre, grazie ai Clinton e a Obama, era in corso un cauto cammino verso il progressismo di stampo europeo?
Già, che fine ha farà il sogno americano, quello che assicurava l’ascensore sociale a tutti i cittadini, ora che alla casa Bianca siede un presidente che ha a cuore solo i vantaggi propri e di chi sta bene, anzi benissimo. Che punta a rinsaldare il potere delle lobbies, a cominciare da quelle, già potentissime, delle armi, dei farmaci e delle banche d’affari e brokeraggio, come la famigerata Goldman Sachs a cui si deve la recente crisi finanziaria mondiale? Che si sta adoperando per espellere dal paese gli immigrati che lo hanno votato in massa, anche quelli nati in America e oggi cittadini americani a tutti gli effetti? Che non fa mistero di un iperconservatorismo anacronistico, che vorrebbe applicato solo agli altri?
Alan Friedman, un volto del giornalismo molto noto anche da noi, non certo un acceso democratico ma comunque un osservatore attento ed equilibrato, spiega tutto questo partendo dal basso, dando voce ai cittadini che oggi si trovano del tutto impreparati ad affrontare la bufera che li ha investiti, a cominciare dallo smantellamento del baluardo medico Obamacare.
Il ritratto dell’America che esce da queste pagine è crudo, realistico e decisamente fa piazza pulita di molte errate convinzioni.
Il libro, scritto con un linguaggio fluido, semplice e accattivante, si legge come un romanzo. Da non perdere per capire cosa sta succedendo sull’altra sponda dell’Atlantico e cosa minaccia anche noi europei.

Alan Friedman
QUESTA NON E’ L’AMERICA
Newton Compton, 348 pagine, € 10,96 anziché 12,90 su internetbookshop. Disponibile anche in Ebook a 5,99