LE BELLE CONTRADE

2017-07-18

Incipit: Le belle contrade. Dove passato e futuro si incontrano (dalla prefazione di Giorgio Boatti). Ci sono esistenze – forse più fortunate di altre – che, a un certo punto, si accorgono che una vita sola non basta. Una sola vita non è sufficiente per esplorare adeguatamente il mondo circostante e neppure per abitare in se stessi o nelle immediate vicinanze con adeguata profondità.
E’ quasi sempre un evento imprevisto, distonico rispetto al motivo conduttore che sino a quel momento ha caratterizzato l’orizzonte quotidiano, a far affiorare la consapevolezza e, dunque, il disagio del ritrovarsi imprigionati dentro un copione non solo culturalmente e professionalmente limitato ma, spesso, esistenzialmente riduttivo.

1. Dal paese al paesaggio. Anche quando costruisce paesaggi di fantasia, Teofilo Folengo utilizza materiali ricavati dal paese reale, dalla concretezza delle attività operose, dal lavoro dei suoi abitanti. L’antiparnaso maccheronico, la montagna “grandis” delle sue grasse muse, per poter essere facilmente visualizzato e riportato su scala di misura prontamente ricostruibile, ha sullo sfondo – fra altre vette più illustri – le montagne bergamasche che, irrilevanti per lui nei valori che oggi chiameremmo “paesaggistici”, vengono ricordate unicamente per le loro cave dalle quali si estraevano pietre ottime ad essere utilizzate come macine da mulino:«Bergama non petras cavat hinc montagna rodondas, / quas pirlare vides blavam masinante molino».

Il Saggiatore prosegue il progetto di rivitalizzazione del corpus delle opere di Piero Camporesi ripubblicando “Le belle contrade” con un sottotitolo affascinante: “La nascita del paesaggio italiano” utile a comprendere la genesi del dialogo tra uomo e natura, vita materiale e costruzioni culturali.
«Nel Cinquecento non esisteva il paesaggio, nel senso moderno del termine, ma il “paese”, qualcosa di simile a quello che per noi è oggi il territorio» un’Italia “minore” di cose e di genti.
Questo è un libro prezioso, denso di attuali spunti per riflessioni su chi eravamo e chi siamo diventati.
L’Italia non è solo corruzione, deturpamento, malaffare. E’ anche e soprattutto bellezza pura. Una bellezza, quella del panorama, che però gli uomini del quattro-cinquecento, non sapevano cogliere. Il loro occhio, afferma l’autore di questo gioiello in forma di libro, «coglie e perlustra con particolare attenzione la concretezza ambientale o la realtà della geografia umana» più che l’incanto estetico.
Diciamo subito che questo è un libro colto, come lo sono tutte le opere di Piero Camporesi (Forlì 1926 – Bologna 1997), filologo, storico e antropologo, docente di letteratura italiana all’Università di Bologna, uno fra i saggisti italiani più conosciuti al mondo. Ma è anche un libro che si legge con gusto perché ogni concetto è espresso con l’assoluta semplicità che è il tratto caratteristico dei grandi autori il cui pensiero, così limpido che tutti possono penetrarlo, lascia trasparire scenari inaspettati e impensabili: visioni di un mondo che è stato e che forse non è perduto per sempre ma nei secoli si è trasmutato in altro.
Case, strade, genti, mestieri, dialetti, fatti e misfatti della gente comune: tutto entra nel grande affresco che l’occhio attento di Piero Camporesi ci mostra dal basso.
In queste pagine i laghi cristallini, le montagne verdi e mari increspati si intuiscono ma non si vedono. In compenso le pagine sono piene genti, di mestieri, di affari puliti e affari loschi, di botteghe, di feste paesane… Perché sono questi i particolari che gli uomini del Cinquecento erano disposti a cogliere. E che, attraverso i loro scritti, l’autore ha registrato: cittadini di un’Italia minore sempre occupati nelle loro faccende, dediti a traffici e a produzioni artigiane che hanno lasciato tracce arrivate fino a noi. Prodotti della cultura «materiale, bottegaia, artigianale, campagnola» di cui oggi ancora portiamo vanto nel mondo. Il tutto condito da gustose testimonianze che rendono il saggio vivido come un dipinto e gustoso come un dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio.

Piero Camporesi
LE BELLE CONTRADE. Nascita del paesaggio italiano
Prefazione di Giorgio Boatti
Il Saggiatore, 216 pagine, € 18,70 anziché 22,00 su internetbookshop. Disponibile in Ebook a 10,99