MATTEO RENZI. Il prezzo del potere

Incipit. Dalla Prefazione di Marco Travaglio. La mia prefazione al primo libro di Davide Vecchi su Matteo Renzi, “L’intoccabile”, si concludeva con un’istigazione a proseguire: «Insomma, oltre alla squadra di governo che tutti purtroppo vediamo, formata da ragazzotti e fanciulle tanto mediocri e ignoranti quanto pretenziosi e arroganti, ce n’è un’altra che dirige il traffico da dietro le quinte? Tanti interrogativi ancora avvolgono il passato del Selfie Mad Man, e dunque di noi tutti italiani da lui governati o sgovernati. E fanno de “L’intoccabile” un libro in progress: quando finisci di leggerlo, ti rimane l’acquolina in bocca. Perché già pregusti il secondo volume. E il secondo volume finalmente è arrivato

Questo libro. Questa è la storia del prezzo che Matteo Renzi ha dovuto pagare per sedersi a Palazzo Chigi. Una storia in ombra che per la prima volta viene svelata grazie a intercettazioni, inchieste e documenti inediti, alcuni dei quali sono pubblicati in appendice. E’ la storia delle manovre di Palazzo ordite anche grazie alla complicità di imbarazzanti avversari politici poi lautamente ricompensati.

Un ragazzotto della provincia fiorentina con la parlantina torrenziale, che fin da piccolo si era fitto in capo di diventare un politico, anzi, il primo dei politici, un bel giorno (per lui!), fra una crisi di governo e l’altra, col Paese in recessione, si è ritrovato davvero sullo scranno più alto: quello di palazzo Chigi. Fortuna? Miracolo? No. Piuttosto un piano preordinato da chi aveva deciso che occorresse un successore “a sinistra” di Silvio Berlusconi travolto dagli scandali e sepolto sotto il peso degli avvisi di garanzia.

Questo libro che, come dice la prefazione di Travaglio, è la continuazione del precedente “L’intoccabile”, ricostruisce la fulminea scalata di Matteo Renzi che altro non è se non la triste storia, supportata da nomi, cognomi e documenti, di una democrazia, la nostra, a volte traballante ma per fortuna non del tutto priva di anticorpi per salvare se stessa e le proprie istituzioni, come ha dimostrato il solenne no dei cittadini al referendum costituzionale. Purtroppo però è anche la fotografia di come dis-funziona il potere in Italia. Sbaglia di grosso chi crede che Renzi abbia scalato la poltrona grazie alla parlantina, alle promesse, alle roboanti dichiarazioni quotidiane da tutte le reti televisive fino a ottenere il gradimento dell’allora presidente della repubblica Napolitano che gli ha affidato l’incarico di formare il governo. In realtà, a spingere il Rottamatore verso palazzo Chigi è stato un uragano formato da molti venti che ha ridotto in macerie di tutto quello che di buono e di cattivo c’era prima. Tradimenti, retroscena per nulla edificanti, intrighi di palazzo hanno segnato la scalata di Matteo Renzi che, per la sua ascesa, ha pagato un prezzo altissimo dall’autunno 2013 (primarie) fino alla solenne bocciatura dei cittadini con il no al referendum. Prima la Leopolda e poi, via via, le dimissioni di Letta definito “incapace”. Poi è venuta la formazione del governo, quando sotto gli occhi esterrefatti degli italiani “un po’ di sinistra” hanno sfilato gli uomini di Ala (Verdini: 2 anni per concorso in corruzione, 5 richieste di condanna), mentre la maggioranza per le riforme (legge elettorale, giustizia, costituzione) si blindava col Patto del Nazareno che di fatto imbarcava il peggio delle destre.

E che dire dei personaggi che hanno composto il giglio magico? Quello più a sinistra potrebbe dare lezioni di iperliberismo a Berlusconi. No, la scalata del povero ragazzo venuto da Rignano sull’Arno non è stata rose e fiori. Anzitutto ci sono le trame, finora mai rivelate, che hanno costretto alle dimissioni Letta. E qui i giornalisti ‘amici’ hanno lavorato sodo. Il povero Enrico-stai-sereno-Letta, è stato attaccato da tutte le parti: «è incapace», «ha lo spread fuori controllo», «Siamo a un passo dalla bancarotta» e via col liscio… Mentre, in realtà, il vero scandalo era la bancarotta di Banca Etruria, che ha visto coinvolti il padre dell’inaffondabile Maria Elena Boschi e mezzo governo di Renzi.  Poi ci sono i rapporti di Boschi senior e l’onnipresente “buon amico” Flavio Carboni. Poi la longa manus di lobbisti come Gianmario Ferramonti. Poi ci sono le strategie per coprire e ammorbidire la vicenda di Renzi padre, subito scomparsa dalle cronache ma ora in via di riaffioramento. E la storia mai rivelata di Marco Carrai, il Richelieu del governo, con un ventaglio di società all’estero che a lui fanno riferimento e soci che risultano avere importanti interessi da difendere.

E su tutto e tutti, un leggero odore di massoneria, costato il, posto di direttore del Corriere a Ferruccio De Bortoli per essere stato l’unico ad averlo fiutato. E ci sono regali e premi agli amici e agli amici degli amici. E carbone per chi si metteva di traverso. Per carità, tutto regolare sotto il profilo giudiziario, ma forse agli italiani ridotti in miseria dalla mancanza di lavoro venuta in seguito al famigerato job act e al conseguente abbattimento di tutte le protezioni sindacali a partire dall’articolo 18, farebbe piacere saperne di più sul Rottamatore e la sua inarrestabile ascesa. Da leggere.

Davide Vecchi

MATTEO RENZI. Il prezzo del potere

Prefazione di Marco Travaglio

Chiarelettere, 170 pagine, € 11,05 anziché 13,00 su internetbookshop. Disponibile in Ebook a 8,99

 

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