L’INFILTRATO

Incipit. Capitolo 1. Estate 1978, casello autostradale di Settebagni, Roma. L’uomo appoggiato all’Alfasud, ferma sotto tettoie arroventate, aspirò una boccata profonda prima di lasciar cadere la sigaretta sull’asfalto. Da mezz’ora aspettava qualcuno. I mozziconi intorno ai suoi piedi lo confermavano. Mentre dall’autostrada giungevano zaffate infuocate, l’uomo si tolse la giacca e la gettò sul sedile. Guardò l’orologio. Finalmente un’Alfetta attraversò la barriera di Roma Nord. Lampeggiò mentre si avvicinava. Il finestrino posteriore incorniciava un volto conosciuto. «Senatore, entri in macchina, scusi il ritardo ma arrivo da Milano». «Generale, non si preoccupi. L’unico problema è che avevo finito le sigarette».

 Chi è ancora convinto che il Pci di Enrico Berlinguer fosse colluso con il terrorismo rosso è fuori strada. In realtà durante gli anni delle Brigate rosse, di Prima linea, della P38, quando i morti e i feriti gravi si contavano giornalmente, il partito comunista fu in prima linea contro coloro che avevano scelto la lotta armata. La loro linea di azione si articolava in due attività ben distinte: una, alla luce del sole, con la propaganda nelle sezioni; l’altra, segreta, fondata sul  metodo classico delle autorità che vogliono avere il controllo del territorio, cioè attraverso l’infiltrazione nelle file del nemico. Fu una vera e propria operazione di Intelligence quella  concordata fra il numero due del Pci, Ugo Pecchioli, braccio destro di Berlinguer, e il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e consistette nell’infiltrazione di un giovane militante comunista all’interno di un gruppo di fuoco allo scopo di individuare e denunciare non solo i brigatisti, ma anche i loro fiancheggiatori.

In questo libro, che ha ricostruito con i tratti del romanzo ma con il rigore del saggio informato,  il periodo fra il 1978 e 1979, è condensata l’attività del partito comunista messa in atto per salvare la democrazia più che mai in pericolo dopo il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro. Un’operazione mai venuta alla luce prima e che negli anni è rimasta il segreto politico meglio custodito dal dopoguerra a oggi. E, naturalmente, a fare da sfondo alla vicenda dell’infiltrato, c’è la rievocazione precisa dell’aria che si respirava in quei mesi; c’è la paura, il senso di precarietà che provavano i cittadini nei confronti dei politici e delle istituzioni; c’è la voglia di voltare pagina ma anche il timore dell’ignoto. Tutto questo è il frutto di un’accurata documentazione sulle carte riservate del Partito, sulle trascrizioni delle riunioni riservate. E naturalmente anche attraverso la rilettura delle attività di controllo e denuncia all’interno delle fabbriche, operate in “quei giorni”, mentre nelle strade gli “obiettivi” cadevano a decine , vittime di una guerra dichiarata ma poco percepita.

Vindice Lecis, sardo, marxista convinto, in questo libro s’impone come “romanziere storico”, semplicemente coniugando le due attività: quella di romanziere e quella di giornalista, perché il suo obiettivo è quello di narrare storie tanto importanti e vere quanto poco conosciute  divulgandole il più possibile per sottrarle all’oblio.

Vindice Lecis

L’INFILTRATO

Nutrimenti, 190 pagine, € 12,75 anziché 15,00 su internetbookshop. Disponibile in Ebook a 7,99