NOME IN CODICE SIEGFIRIED. Un reduce delle SS protagonista di una storia ai confini della realtà

2017-03-07

Incipit. Giù la maschera. Rieti. Maggio 2005. Il telefono nel salotto sembra impazzito, ha iniziato a squillare quando ero nella vasca da bagno e continua a farlo mentre mi passo il pennello con la schiuma da barba sulle guance. Chiunque sia a quest’ora deve avere una gran fretta di parlarmi. Aspetterà. Vado avanti a radermi con calma. La mia immagine riflessa mi restituisce uno sguardo vivo, i miei occhi verdi hanno la stessa intensità di quando ero ragazzo. È tutto ciò che sta intorno che è cambiato: a settantacinque anni la vita comincia ad assumere sfumature contrastanti. Il trillo torna a distogliermi dai pensieri. Guardo l’orologio che porto al polso, le otto in punto: se sono ancora quelli delle compagnie telefoniche con le loro dannatissime offerte questa volta mi sentono. Per sbrigarmi mi taglio in due punti. Entro in salotto nel momento esatto in cui l’apparecchio ricomincia a squillare. Alzo la cornetta: «Pronto?». Dall’altra parte qualcuno si schiarisce la voce: «Sì, pronto, dottor Monti?». «Sono io. Chi parla?». È una donna dal marcato accento dell’Est Europa. «Salve dottore, sono Olga, la figlia di Katia». Resto in silenzio per alcuni secondi cercando di fare mente locale. «Katia, la signora delle pulizie …» L’interlocutrice deve aver intuito la mia perplessità. D’improvviso mi torna in mente quel faccione simpatico dalle gote incandescenti. «Buongiorno Olga, non l’avevo riconosciuta, mi perdoni. Immagino avesse bisogno di mia moglie, ma è uscita di casa pres…» «No no, cercavo lei, dottor Monti» mi interrompe. Il suo tono non mi piace. Una strana sensazione, un vecchio presentimento, mi si risveglia dentro. Sto volando con la fantasia? La donna mi avrà chiamato per prenotare una visita medica, sarà stata Katia a darle il numero. «Mi dica, Olga, come posso aiutarla?» Adesso è lei a restare in silenzio, all’altro capo della linea sento il suo respiro pesante. «Ecco, dottor Monti, prima al bar parlavano di lei … del suo nome sul giornale. Io ho visto la pagina, c’erano alcune foto ma non ho capito bene … con mia madre ci siamo preoccupate e quindi …»

 Metti che ti svegli una mattina e scopri, da un articolo su La Repubblica, che tuo marito, o tuo padre, o tuo fratello non è l’uomo che credevi di conoscere, quello con cui hai condiviso una vita familiare lunga, ricca e piena. Metti che il giornale, con tanto di nome, cognome e fotografia dica che quell’uomo, il dottor Adriano Monti, uno stimato ginecologo, sia stato per tutta la sua vita, dai quindici anni in poi, prima un nazista arruolato volontario nelle SS internazionali, poi un agente di intelligence (lui rifiuta il titolo di spia) col nome in codice Siegfried al servizio di tutte le agenzie nazionali e internazionali, dei partiti politici di estrema destra e dei movimenti che dal dopoguerra in poi si sono attivati per contrastare una possibile anche se improbabile invasione sovietica dell’Occidente e, dopo la disgregazione dell’impero sovietico, l’avanzata dei partiti di sinistra. La verità su chi fosse realmente quel ginecologo è venuta a galla nel 2005, quando gli americani hanno aperto gli archivi e desecretato una mole imponente di documenti da noi ancora sottoposti al segreto di Stato, compresi quelli della Cia. E’ capitato, in quel frangente, che un corrispondente del quotidiano di Scalfari  individuasse in quelle carte il nome di un italiano piuttosto noto: il dottor Monti, appunto.

Impossibile che quel personaggio non attirasse l’attenzione: era collocato fra coloro che negli anni della guerra fredda e dopo la disgregazione dell’URSS hanno lavorato attivamente, sotto copertura, per favorire l’ascesa delle destre nel nostro Paese. Una volta venuto alla luce il suo ruolo, il “dottore” ormai ottuagenario, ha deciso di parlare svelando non certo tutto quello che negli anni è venuto a sua conoscenza,  ma molti retroscena e dettagli inediti di episodi oscuri, a cominciare dalla famigerata operazione Odessa che, nell’immediato dopoguerra, col favore dei servizi segreti di molti Paesi che evidentemente temevano più Stalin di quanto detestassero il macellaio della storia, Hitler, si era attivata per sottrarre i nazisti, colpevoli di  atrocità, alla giustizia del tribunale di Norimberga. Da allora in poi il dottore è stato instancabile: come agente operativo in servizio effettivo non ha solo servito la rete Gehlen voluta dalla Cia, ma ha partecipato in Italia e all’estero a numerose operazioni sotto copertura, compreso il fallito Golpe Borghese. Balcani, Golan, Palestina, Sudamerica, Africa… Ovunque ci fosse odore di comunismo o servisse destabilizzare un governo, là c’era Siegfried, sempre convinto di servire gli interessi Atlantici e, particolarmente, quelli italiani.

Questo libro, scritto col giornalista Alessandro Zardetto, non è una confessione. Non c’è l’ombra del pentimento nelle parole del dottore. E nemmeno dubbi o ripensamenti. Però merita di essere letto perché aiuta capire quali sentimenti, o quale assenza di sentimenti, pervadesse i personaggi che avrebbero voluto cambiare la nostra storia.

Adriano Monti con Alessandro Zardetto

NOME IN CODICE SIEGFIRIED. Un reduce delle SS protagonista di una storia ai confini della realtà

Chiarelettere, 326 pagine, € 15,30 anziché 18,00 su internetbookshop. Disponibile in Ebook a 9,99