ORFANI BIANCHI

Incipit. Sulla lama del rasoio Da: mirta.mitea@gmail.com. A: ilie-mitea@list.ru.  Perché non mi scrivi, Ilie? Nonna mi ha detto che hai tre voti insufficienti. Dice che stai sempre in giro con Andrea Monteanu e lo sai che a me quello non piace. Tu devi andare a scuola e studiare ogni giorno, non solo quando fanno le interrogazioni o ci sono i compiti in classe. Sempre. E se spendi tutti i soldi per andare in giro con Monteanu, come mi ha detto nonna, non mi piace, anzi, mi fai piangere il cuore. Sai quanto costano quei soldi? Promettimi che non succede più, che obbedisci a nonna Tatiana e che non fai stare in pensiero tua madre. E scrivimi. 

Tua madre

 Da: mirta.mitea@gmail.com. A: boris_noica@list.ru. Padre, ho bisogno di parlare con mamma. Le può chiedere perché Ilie non mi risponde? Provo anche sul cellulare ma ce l’ha sempre staccato. Ha già finito i soldi che gli avevo caricato? Quando lo vede per favore gli dica di scrivermi. Poi dovrebbe dire a mamma che fra tre giorni mando la roba con Pavel. Arriverà al paese il 25. Le dica di controllare sempre bene dentro le tasche laterali, mi raccomando. I soldi li metto lì. Mi avverta se c’è bisogno di qualcosa.

                               Sua, Mirta Mitea

 Da: boris_noica@list.ru. A: mirta.mitea@gmail.com. Cara Mirta, tua madre è qui con me. Ti chiede se puoi comprarle una medicina che qui non si trova, si chiama Almarytm, e se per favore la puoi spedire con Pavel. Tua madre dice: Ilie sta bene, ma va a scuola un giorno sì e altri tre no. È stanco, non può più fare tutti quei chilometri ogni mattina con la neve.  Si gelano i piedi e la scuola è fredda. Tua madre dice: Forse dovresti tornare, anche solo due giorni. Lei non ce la fa, ormai è anziana. Ha una tosse da giorni che con questo freddo non le passa. Sempre tua madre dice: L’elettricità ora costa più di duecento lei al mese e le medicine si portano via la pensione del compianto tuo padre.  Poi c’è il problema della stufa. Questo te lo dico sinceramente è una brutta cosa. È troppo vecchia e fa fumo. Potremo risolvere la cosa? Che il signore illumini la tua via.

 Padre Boris

 Mirta fa la badante a Roma. Suo figlio Ile ha dodici anni e vive in uno sperduto paesino della Moldavia con la nonna malata che fatica a controllarlo. L’unico filo che li lega è rappresentato dalle e-mail che i due si scrivono. Anzi, che la madre scrive al figlio perché il ragazzino, che pure si beve tutti i messaggi della mamma, è molto restio a dare notizie di sé. Fortunatamente c’è padre Boris, il prete del villaggio, che fa da tramite. Mirta, a Roma, bada a una signora anziana. Si chiama Olivia e non ci sta sempre con la testa ma non è un grosso problema accudirla. Lei lavora serena, risparmiando ogni centesimo per mandare i soldi a casa ed è quasi felice finché un giorno, come capita spesso alle badanti, tutto finisce. Il figlio di Olivia decide di far ricoverare la madre in una casa di riposo per poter vendere l’appartamento e davanti a Mirta si spalanca un baratro. Dove andrà a dormire? Come farà a trovare un altro lavoro? E come manderà i soldi a casa per Ile e la mamma che ha sempre bisogno di medicine? Le badanti sono un bene prezioso del quale non siamo del tutto consapevoli. Eppure ci consentono di vivere nel nostro confortevole limbo anche quando la presenza di anziani malati in famiglia ci obbligherebbe a menage disagiati perché loro ci risolvono problemi sgradevoli, ci confortano quando abbiamo dispiaceri, ci aiutano in ogni modo, come nessun parente, per quanto prossimo, per quanto affezionato, farebbe.  Donne giovani ma non giovanissime, che vengono dalla Romania, dalla Moldavia, dall’Ucraina: Paesi dell’Est che, dopo la disgregazione dell’arcipelago sovietico, hanno visto cadere tutte le certezze: quella del lavoro e del salario sicuro, anzitutto. Poi tutte le garanzie sociali che il comunismo bene o male assicurava: assistenza sanitaria, scuole, leggi che tutelassero le persone più deboli come anziani, donne e bambini, sottraendole alle violenze dei maschi lasciati in balia dell’alcol e di una tolleranza delle autorità spesso letale. Questo libro, che nella sostanza è un romanzo ma in realtà è pura e semplice denuncia, è dedicato a loro, madri costrette a lasciare i figli piccoli, spesso neonati, nei paesi di origine, accuditi da nonne anziane, spesso incapaci di seguirli nella crescita quando diventano ragazzi e adolescenti. Ed è dedicato ai figli che conoscono le carezze di madri, per loro poco più che estranee, solo una volta all’anno, quando anche per le badanti, le più fortunate che sono state regolarmente assunte, arrivano le ferie.

Antonio Manzini, autore della fortunata serie tivù Rocco Schiavone, ha affrontato il tema di questi ragazzi, definiti “orfani bianchi” dalla direttrice di un miserando orfanotrofio statale, con rara sensibilità. La sua scrittura asciutta, efficace e priva di sentimentalismi ci trasporta nella quotidianità di queste donne delle quali troppo spesso diamo per scontata la disponibilità. Mirta manda a Ile pacchi di vestiti, scarponcini, giochi elettronici che non possono sostituire gli abbracci. Si rende conto che il ragazzino soffre e, lasciato a se stesso, rischia di perdersi. Lo incita a studiare perché sogna per lui un futuro in Europa, ma non può fare altro, per tenerlo legato a sé, che scrivergli ogni giorno e-mail nelle quali gli racconta le sue giornate. Lettere che, nella loro tranquilla lucidità risultano struggenti.

Antonio Manzini

ORFANI BIANCHI

Chiarelettere, 256 pagine, € 13,60 anziché 16,00 su internetbookshop. Disponibile in Ebook a 9,99

 

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