AL POSTO SBAGLIATO. Storie di bambini vittime di mafia

04-al-posto-sbagliatoIncipit: dalla prefazione di Luigi Ciotti: Senza parole. Così restiamo quando la realtà è tanto terribile da non poter essere commentata o anche solo raccontata. Quando i fatti sembrano indicibili, e inesprimibile l’orrore che suscitano. Invece mai, come in quei momenti, di fronte a quel disorientamento, abbiamo il dovere di trovarle, le parole. Non parole al vento però, ma quelle dell’indignazione facile, della commozione senza conseguenze. Ci servono invece parole autentiche: misurate ma ferme, inequivocabili, capaci di mordere le coscienze, e di esprimere a un tempo il dolore, la compassione, la condanna, ma sempre anche la speranza. Sono le parole che ha cercato Bruno Palermo, per questo libro così difficile da scrivere e persino da immaginare. Un libro che raccoglie 108 storie di bambini e adolescenti uccisi dalla violenza mafiosa, in Italia, dalla fine dell’Ottocento a oggi. L’autore ha saputo raccontarcele senza fare sconti al dramma, eppure con grande delicatezza, nel rispetto del dolore delle famiglie e del ricordo delle giovanissime vittime, di cui – è questo a mio avviso uno dei pregi del libro – apprendiamo non solo le circostanze tragiche della morte, ma anche i dettagli che ne hanno reso unica la vita: una passione, un’aspirazione, un tratto speciale del carattere, per quanto acerbo”.

 Introduzione: «Non c’è un posto sbagliato, non c’è un momento sbagliato, semplicemente perché non esiste un luogo sbagliato per una vittima innocente. Al posto sbagliato, al momento sbagliato ci sono sempre e comunque gli assassini, i mafiosi, i criminali». È questa la grande lezione di vita di Francesca Anastasio e Giovanni Gabriele, genitori di Domenico «Dodò», ferito a morte da colpi di lupara alla periferia di Crotone il 25 giugno 2009 e morto il 20 settembre successivo, senza aver mai ripreso conoscenza. Da qui prende le mosse questo lavoro, da Crotone, da una delle tante periferie del mondo, da una storia che diventa simbolo e assume i connotati di universalità proprio perché a essere colpito è un bambino di undici anni in uno degli atti per lui più naturali, giocare al pallone. Giovanni Gabriele queste parole le pronuncia ai coetanei di Domenico, gli alunni delle scuole di tutta Italia, ogni volta che ne ha l’occasione. E sono tutti lì, con gli occhi spalancati, attenti ad ascoltarlo. E mentre anch’io ascolto Giovanni, mi vengono in mente  i numerosi articoli, i servizi televisivi e i libri che ho letto sulle vittime innocenti di tutte le mafie. Ripenso a quante volte ho letto: «Colpevole solo di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato». Una frase sovente usata sia per gli adulti che per i bambini rimasti uccisi in agguati di mafia. Spesso non riflettiamo abbastanza, per fretta o perché sembra sia normale scrivere «al posto sbagliato nel momento sbagliato», e negli articoli di cronaca noi giornalisti finiamo col ripetere parole e luoghi comuni. A chi scrive appaiono innocue righe di un giornale, aiuto alla descrizione del pezzo di cronaca, ma, come dimostrano i familiari delle vittime innocenti di mafia, non è così.

La mafia non tocca le donne e non ammazza le creature.” Bugia! Le mafie non hanno mai badato ai dati anagrafici quando si è trattato di ammazzare, anzi! Basta pensare alla fine orrenda di Giuseppe Di Matteo, figlio del mafioso Santino Di Matteo. Giuseppe fu rapito per ordine di Giovanni Brusca quando aveva dodici anni e poi fu strangolato e sciolto nell’acido nitrico per una sorta di vendetta trasversale nei confronti di suo padre divenuto collaborante di giustizia. Dunque, siamo davanti a uno dei tanti falsi miti che vorrebbero intingere nell’acqua santa le mafie, tutte, non solo Cosa nostra.  In questo libro del giornalista crotonese Bruno Palermo ci sono le storie agghiaccianti di 108 creature massacrate, non importa se volutamente o per errore, dai gruppi di fuoco, dalle paranze della criminalità. Piccole vite che raramente hanno avuto più di poche righe in cronaca e il cui ricordo si è perso quasi subito. In questo Spoon river fitto di croci, le vittime più grandi hanno diciassette anni. Le più piccole sono in fasce. L’elenco parte dal lontano 1896 con Emanuela Sansone, 17 anni,  uccisa da una scarica di pallettoni dentro al negozio dei genitori mentre intrattiene i fratellini. A seguire, in ordine cronologico, Calcedonio Catalano, 13 anni e Angela Talluto, un anno: sono stati massacrati nel secondo dopoguerra dagli uomini di Salvatore Giuliano. E, via via, Vincenza La Fata 8 anni, Serafino Lascari 15 anni, Giuseppe Letizia, 13 anni avvelenato nel 1948 per aver assistito all’omicidio del sindacalista Placido Rizzotto. Poi, Vito Guarino, 3 anni, assassinato nel 1948, nel corso di un assalto alla sua casa, insieme al padre e a un amico di famiglia; Domenica Zucco, assassinata a 3 anni nel corso di un agguato mafioso contro il padre.  Anna Prestigiacomo, 13 anni, assassinata dal vicino di casa per una ritorsione contro il padre sospettato di essere confidente dei carabinieri. Il libro prosegue il suo atroce elenco di vite estirpare arrivando fino ai giorni nostri con le storie di Nicola (Cocò) Campolongo, Nicola Petruzzelli e Ida Castelluccio.

A Cocò, nei suoi tre anni di vita, «è stato fatto passare davanti agli occhi di tutto.» scrive l’autore. «La droga, i tossici, le forze dell’ordine che portano via in piena notte mamma e papà, le toghe dei giudici e degli avvocati e persino le sbarre del carcere e quelle della cella di sicurezza dell’aula bunker. Anzi Cocò c’è pure cresciuto per un breve periodo in carcere.» A Cocò è stata riservata la sorte dei mafiosi traditori. Usato come scudo dal nonno che sapeva di essere nel mirino di una cosca per una partita di droga non pagata, è stato assassinato a colpi di pistola insieme alla giovane fidanzata dell’uomo, a sua volta vittima innocente, e poi bruciato. Nicola Petruzzelli, due anni, muore ‘mitragliato’ dentro l’auto con sua madre e il compagno di lei. Ida Castelluccio è invece la madre di una bimba non nata che muore con lei nel corso dell’agguato contro il padre Nino D’Agostino, un poliziotto molto speciale, colpevole di sapere troppo sull’attentato dell’Addaura contro il giudice Giovanni Falcone. Sono pagine scritte con la prosa asciutta ed essenziale del giornalista, che va dritto ai fatti, e proprio per questo risultano strazianti.

Bruno Palermo

AL POSTO SBAGLIATO. Storie di bambini vittime di mafia

Rubbettino, 191 pagine, € 11,90  anziché 14,00 su internetbookshop