ATTENTATI DI PARIGI (2): CINQUE GIORNI PRIMA L’INTELLIGENCE SAPEVA DEGLI ATTENTATI DEL 13 NOVEMBRE

La prima pagina di Le Monde riporta una notizia che potrebbe far sorgere molti dubbi sul lavoro dei servizi segreti francesi: “Già dall’otto ottobre l’intelligence sapeva degli attentati”. In più, gli 007 avrebbero anche saputo che uno dei luoghi colpiti sarebbe stata una sala per concerti. Una indiscrezione che fa dire al quotidiano francese che i serivzi di sicurezza francesi “nonostante le informazioni in loro possesso, non sono riusciti a fermare il commando”.

Era infatti datato 8 ottobre 2015 un documento interno del ministero della Giustizia il quale parlava di una serie di possibili attacchi, di cui uno compiuto in una sala per concerti. Gli attentati sarebbero stati ideati – come poi è accaduto – da Abdelhamid Abaaoud, uno dei terroristi uccisi dalla polizia a Saint Denis.

Una scena del massacro di Parigi
Una scena del massacro di Parigi

Ma allora perché non si è agito? Il prestigioso quotidiano parigino cerca di minimizzare il problema, sostenendo che esso va ricercato nella enorme massa di informazioni che l’intelligence francese deve trattare e del numero di persone che vanno tenute sotto controllo. Una mole di lavoro probabilmente eccessiva. Le Monde, contraddicendosi, interviene anche nel dibattito, delicatissimo, che prevede una costrizione delle libertà individuali in cambio di un’efficace lotta al terrorismo. A complicare il lavoro dei servizi segreti francesi – secondo il giornale – sarebbero anche le leggi che regolano il funzionamento di uno stato democratico e che impediscono una raccolta dati tale da permettere di seguire più di 10mila persone che hanno legami sospetti con la Siria. Ma se il problema è la mole di informazioni a fronte dell’esiguità delle forze dell’intelligence, non basterebbe rafforzare quest’ultima?