CHARLIE HEBDO: PERCHE’ C’E’ IL SEGRETO DI STATO SULL’INCHIESTA GIUDIZIARIA SULLA STRAGE?

Una manifestazione a Parigi dopo la strage di Charlie Hebdo
Una manifestazione a Parigi dopo la strage di Charlie Hebdo

Perché il 23 ottobre 2015, cioè appena 20 giorni prima della strage di Parigi, le autorità francesi hanno deciso di porre il segreto di stato sulla strage di Charlie Hebdo e il successivo assalto al supermercato kosher della capitale francese?
Il 7 gennaio scorso, dopo aver attaccato la sede del quotidiano satirico, uccidendo diverse persone, due terroristi erano fuggiti, ma nel farlo avevano dimenticato un documento di riconoscimento nella macchina usata per la fuga. Grazie a questo ritrovamento – i terroristi dimenticano sempre almeno un loro documento d’identità, era successo l’11 settembre 2001 a New York, accadrà ancora il 13 novembre 2015 a Parigi – gli investigatori erano risaliti in pochi istanti a tre terroristi di origine islamica: i fratelli Kouachi, Said e Chérif e Amedy Coulibaly. Mentre il terzo era stato ucciso durante l’irruzione in un supermercato kosher parigino, gli altri due erano stati colpiti a Dammartin vicino a Parigi. Le sparatorie erano avvenute in contemporanea tre giorni dopo l’assalto a Charlie.
Durante l’inchiesta erano emersi particolari inquietanti come quello relativo alle armi denunciato dal quotidiano francese La Voix du Nord secondo cui le armi usate dai terroristi facevano parte di uno strano stock destinato ad una misteriosa – così scriveva il giornale, mai smentito – “rete costituita da forze dello Stato”.
Sulle armi, comunque, l’inchiesta è stata tutt’altro che chiara. La relazione tecnica sulle armi consegnata ai magistrati il 20 gennaio 2015, 13 giorni dopo la strage di Charlie Hebdo, non diceva nulla sulla loro provenienza. Ma la magistratura di Lille aveva scoperto che quattro giorni prima l’Europol aveva consegnato allo Sdat (una sorta di polizia politica francese, paragonabile alla nostra Digos) un’informativa in cui si diceva che le armi «sono state acquistate dall’azienda slovacca Agf Security da una ditta di Lille che fa capo a Claude Hermant». Costui è un informatore dei servizi segreti francesi.
Ora con la segretazione imposta dal ministro dell’Interno Cazeneuve i giudici non potranno più indagare sulla strage di Charlie Hebdo ed anche l’inchiesta sulla morte di Amedy Coulibaly è stata bloccata. Quest’ultimo era entrato nel supermercato kosher armato di un mitra Skorpion, un fucile d’assalto Vz 58 (simile al Kalashnikov) e due pistole Tokarev. Anche queste sono armi di provenienza cecoslovacca che in Francia, ovviamente, non sono in vendita. Su questo aspetto stava indagando la magistratura francese quando è calata la mannaia del segreto di stato. Perché? Forse i giudici si stavano avvicinando troppo alla verità? E quale potrebbe essere la verità?
Secondo il sito “Mediapart”, “poliziotti di Lille e uno dei loro informatori sono al centro del traffico d’armi con cui è stato armato Coulibaly… la loro posizione è abbastanza delicata da indurli a trincerarsi dietro il “sècret défense””, appunto il segreto di stato. In altre parole l’ipotesi più concreta è che lo Stato francese si sarebbe occupato di armare giovani francesi d’origine islamica da impiegare in Siria in funzione anti – Assad. A questo punto è chiaro che i fratelli Kouachi, e quasi certamente anche Coulibaly, siano stati arruolati a Parigi per andare a combattere in Siria. Ma che poi abbiano usato le armi anche per la doppia strage di Parigi. Di loro iniziativa o dirottati da qualcuno?