CHARLIE HEBDO (2): MA A PARLARE DI COMPLOTTO E’ L’ULTIMA COMPAGNA DI CHARB

di Tullio Giannotti – ANSA

Dieci mesi dopo la strage, il 18 ottobre, è stato nella redazione di Charlie Hebdo, che è spuntata la tesi del complotto.
Se ne è fatta portavoce Valerie, l’ultima donna che fu accanto a Charb, il vignettista simbolo e direttore della rivista. Parla di soldi, di molti soldi che Charb stava ottenendo da misteriosi “uomini d’affari mediorientali” per colmare il buco di 200.000 euro che avrebbe condannato a morte la rivista.
E’ rimasta piuttosto nell’ombra finora, ma è stata lei, Valerie, l’ultima a parlare con Charb. Da quattro anni avevano una storia, ma lui ci teneva a rimanere single. Era estranea al giornale e forse anche per questo il vignettista si confidava con lei. Ora – sempre sotto anonimato – racconta per la prima volta tutti i suoi dubbi e chiede di conoscere la verità. Dice di aver esposto fatti “inquietanti” alla polizia ma che gli inquirenti non ne avrebbero tenuto conto. In redazione, qualcuno però parla di affermazioni “campate in aria”.

Stéphane Charbonnier, in arte Charb, direttore di Charlie Hebdo
Stéphane Charbonnier, in arte Charb, direttore di Charlie Hebdo

“Nell’autunno 2014, lo stato delle finanze del giornale era catastrofico – racconta Valerie al quotidiano Le Parisien – Charb mi diceva che doveva trovare 200.000 euro entro la fine dell’anno per non chiudere baracca nel 2015. S’è messo a cercare soldi un po’ dappertutto, senza troppo parlarne ai suoi amici di Charlie. In questa ricerca, è stato messo in relazione con molte persone diverse, fra le quali alcuni uomini d’affari, in particolare del Medio Oriente. Il giorno prima dell’attentato, Charb mi ha detto che era riuscito a trovare il denaro che mancava”.
“Dove si trova questo denaro – si chiede Valerie – e come è stato consegnato? Può esistere un legame con quello che successe quel 7 gennaio?”. Valerie sembra essere più che propensa a pensare di sì. Anche perché, racconta, Charb – alla sua domanda su dove avesse trovato quei soldi – rispose: “Sono i frutti delle serate in cui ho fatto il cascamorto con quei ricchi”. A pagare sarebbe stata una persona che lui, Charb, indicava alla sua donna come “il contatto”. La mattina della strage, aggiunge Valerie, Charb scese dal fornaio sotto casa – nel quartiere parigino di Montorgeuil – e risalì molto inquieto per la presenza “di una Renault o una Peugeot, nera, con i vetri oscurati”.
“Il sabato dopo il dramma – continua Valerie, riportando a galla un ennesimo episodio che, afferma, sarebbe stato sottovalutato dalla polizia – sono tornata con il fratello di Charb e qualche amico stretto nell’appartamento. Erano entrati, avevano messo tutto sottosopra, portato via delle cose fra cui dei disegni e il suo computer. Il pc era indispensabile, conteneva elementi utili all’inchiesta”.
Dopo le dispute interne per questioni finanziarie e l’uscita dal giornale satirico di firme importanti, le polemiche per la copertina con la vignetta del bambino morto sulla spiaggia in Turchia e l’unanime condanna per l’ultima con Nadine Morano – dissidente del partito di Nicolas Sarkozy – ritratta come una donna down – Charlie Hebdo è sempre più nella bufera. Il complotto ipotizzato da Valerie semina nuovi dubbi e incertezze su un evento che suscitò in poche ore una reazione di solidarietà su scala mondiale.