BELGIO: UNA SICUREZZA INCAPACE TENTA DI PARALIZZARE BRUXELLES. MA NON CI RIESCE.

Bruxelles: controlli nel centro della città.
Bruxelles: controlli nel centro della città.

Eravamo a Bruxelles tra il 21 ed il 25 novembre nei giorni che la stampa internazionale descriveva come i giorni del terrore, quando nella capitale europea il livello di allerta è stato alzato al massimo, con scuole, metropolitane, luoghi di grande ritrovo chiusi, parchi compresi.
Possiamo testimoniare dell’assoluta esagerazione di cui si è nutrita l’informazione mondiale e quella italiana in particolare che pure nella capitale belga aveva fior di inviati, ma tutti pronti a drammatizzare.
Bruxelles era di certo una città a disagio ma mai, neppure per un istante, una citta bloccata, paralizzata, in stato di assedio o in preda alla paura. La gente ha continuato a lavorare e a vivere, nei limiti del possibile, senza cambiare il proprio stile. Le strade non sono mai state deserte, neppure di notte. La cappa della paura non ha mai avvolto, neppure alla lontana, Bruxelles.
Quello che la stampa mondiale non ha invece raccontato è che quei giorni sono stati il frutto di un’assoluta incapacità e dell’assoluto fallimento della polizia e dei servizi segreti belgi, impegnati soltanto a respingere un possibile assalto mediatico nei loro confronti. Alziamo l’allarme al massimo così, qualsiasi cosa accada, nessuno potrà incolparci di negligenza. E così in un Paese abitato da appena 11milioni di cittadini, ben 6 diverse polizie si sono messe a caccia di un fantasma impendibile, concentrandosi nella sua capitale di poco più di un milione di abitanti, divisa però in 19 circoscrizioni alla testa di ognuna delle quali c’è un borgomastro con poteri assoluti. Alla faccia del decentramento amministrativo.
Un fantasma che era entrato ed uscito dal Paese a suo piacimento già un’infinità di volte. Un fantasma che ha costretto il governo belga ad inventare di sana pianta attentati sventati (Dove? Quando?) e a dichiarare la propria impotenza coperta da un tentativo di stato assedio, peraltro fallito, con arresti in massa di persone (di origine araba) che venivano rilasciate il giorno successivo. Il fantasma Salah Abdeslam viveva a Moelbeek, un quartiere povero nel semicentro di Bruxelles, a forte presenza di immigrati, il luogo che sempre la stampa internazionale ha dipinto come fosse Gomorra. Ha partecipato alla notte di sangue del 13 novembre a Parigi. E’ fuggito con grande semplicità. Forse è stato proprio lui a lasciare una cintura da kamikaze in un cassonetto nella zona degli attentati. Ma l’idea che quella cintura fosse ancora con lui ha seminato il panico tra le forze di sicurezza del Belgio.
Sta di fatto che polizia e servizi segreti belgi, pur tenendo un intero Paese prono alle proprie incapacità, hanno fatto un immenso buco nell’acqua, mostrando la loro falla principale: l’assoluta mancanza di coordinamento non solo con le altre intelligence, ma addirittura all’interno delle sue sei polizie: basti pensare che quella vallone non comunica con quella fiamminga.
Il tutto in un Paese grande poco più della Lombardia che però ospita 800 combattenti dell’Isis che hanno lasciato il Belgio per recarsi in Siria e poi fare tranquillamente ritorno alle proprie case. 800 combattenti assolutamente incontrollati. E per la confusa polizia belga assolutamente incontrollabili.
L’ultimo episodio che ha ulteriormente ridicolizzato la sicurezza belga è avvenuto il 26 novembre: bloccata l’autostrada Bruxelles – aeroporto di Charleroi per isolare un quartiere in un cui era stata indicata la presenza del terrorista in fuga. Risultato: rien de rien. Come sempre.