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nada cella

Eleonora Scroppo

L’assassinio di Eleonora Scroppo è solo uno dei tanti delitti della capitale finito nel voluminoso faldone giacente presso la procura di Roma intitolato: delitti insoluti.

9 ottobre 1998: è l’ora di cena, in una villetta bifamiliare di un comprensorio romano di via Due Ponti, in zona Cassia. Eleonora, 50 anni, sposata con l’ingegner Stefano Ciampini, madre di due ragazzi, Andrea di 19 anni e Francesco di 22, è seduta a tavola con i suoi familiari, manca solo il maggiore.

L’assassino si avvicina ad una finestra e spara sette colpi di pistola calibro 7,65, due  dei quali colpiscono la donna. Uno la raggiunge nella parte alta del petto e il secondo ad una scapola. Due colpi mortali.

E’ un delitto assurdo e misterioso, all’apparenza ancora oggi senza una logica. I coniugi Ciampini lavoravano nella loro agenzia, la Vida, dell’assicurazione Uniass,  in via Flaminia. Nessuno dei due aveva mai ricevuto minacce.

Le indagini possono solo stabilire che, se il killer è venuto da fuori, deve essere entrato dall’ingresso principale del comprensorio (un cancello generalmente chiuso) e che comprende tre villette bifamiliari e tre palazzine a due piani, oppure scavalcando un muretto di cinta. L’assassino avrebbe poi scavalcato la recinzione della villetta Ciampini, appostandosi dietro la finestra della cucina.

Per gli investigatori della squadra mobile di Roma il delitto è “inspiegabile”: i coniugi Ciampini, di estrazione medio borghese, trascorrevano una vita tranquilla e non avevano debiti.

Secondo il criminologo Francesco Bruno l’omicidio “apparentemente carico di vis omicida, è stato lungamente studiato ed eseguito in maniera fredda e precisa” e  un possibile movente da scandagliare starebbe “nell'attività della famiglia, l’agenzia di assicurazioni. Potrebbe trattarsi di qualche cliente che non si è sentito adeguatamente risarcito o magari che riteneva essere stato rovinato dall'assicurazione”.

Bruno rintraccia anche alcune somiglianze tra questo delitto ed altri gialli insoluti della capitale: “Quello più vicino mi sembra l'omicidio di Antonella Di Veroli. Anche lei donna, con una certa attività, un benessere economico, colpita in casa”.

Le indagini entrano comunque in un vicolo cieco, fino al 26 luglio 2002 quando il nome di un uomo finisce nel registro degli indagati con l’ipotesi di omicidio volontario. E’ una persona che abita nei pressi del comprensorio e che, secondo gli inquirenti, potrebbe aver sparato per rancori scaturiti da liti per futili motivi.

Il procuratore aggiunto Italo Ormanni e il sostituto Leonardo Frisani, titolari dell’inchiesta, dispongono una serie di accertamenti tecnici per verificare la fondatezza della pista che conduce all’indagato, ma - nel massimo riserbo - tutto si blocca. Anche questa è una pista sbagliata.

Il delitto di Eleonora Scroppo resta un mistero.

 

 

 

 

 

 

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