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PIETRO MASO E IL MASSACRO DEI SUOI GENITORI

Carbognin, Maso e cavazza durante un'udienza del processo - Foto:Archivio RCS, Marchiori
Carbognin, Maso e cavazza durante un'udienza del processo - Foto:Archivio RCS, Marchiori

Un altro delitto in famiglia, ancora la ferocia di figli contro genitori.

Ma la storia di Pietro Maso è una storia emblematica nella sua atrocità, simbolica addirittura per il l’ambiente socio-culturale dove è maturato e per le implicazioni che nasconde, implicazioni scomode che chiamano in causa stili di vita e forme di educazione.

Ma veniamo ai fatti. Il luogo innanzitutto, Montecchia di Corsara, piccolo centro in provincia di Verona. E’ lì, in una villetta, che vivono Antonio Maso, 52 anni e sua moglie Maria Rosa Tessari, 48, assieme al figlio, Pietro, 19 anni, e alle sorelle maggiori Laura e Nadia.

Il 17 aprile 1991 Pietro Maso, assieme con tre amici (Paolo Cavazza, 18 anni, Giorgio Carbognin, 18, e Damiano Burato, 17), con sul volto maschere di demoni e draghi, tende loro una vera e propria imboscata al loro rientro da una funzione religiosa. Sono passate da poco le 23.30. I coniugi Maso vengono ripetutamente colpiti con un bloccasterzo e una mazza di ferro. Il padre, mentre ancora rantola, è soffocato con una coperta schiacciata sul volto con un piede da Cavazza, mentre la madre, che tenta di divincolarsi, viene finita con un colpo alla testa dal figlio.

Dopo l'orrenda aggressione mortale, i giovani simulano una rapina e poi, tranquillamente, vanno in discoteca. Al suo ritorno a casa Pietro finge di scoprire l'accaduto ed è lui a dare l’allarme.

A portare i carabinieri sulle tracce degli autori del delitto, qualche giorno dopo, sono proprio le due sorelle di Pietro, le quali scoprono che dal conto della madre erano stati prelevati 25 milioni con un assegno recante la sua firma contraffatta.

L'assegno, sosterrà l'accusa, sarebbe servito ai giovani per estinguere un debito contratto da Carbognin con una banca per comprare una Lancia Delta integrale, poi non acquistata per contrasti con i familiari. I soldi, nel frattempo, erano stati spesi lo stesso nel giro di due mesi. Era stato proprio per evitare che i genitori se ne accorgessero che Pietro Maso aveva decise di ucciderli.

 

 

 

 

LA VICENDA GIUDIZIARIA

LA PERIZIA DEL PROF. VITTORINO ANDREOLI

PIETRO MASO E GLI ALTRI
di Lina Coletti

 

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