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La belva di via San Gregorio

L'omicidio della contessa Bellentani

Il caso Montesi

La decapitata di Castelgandolfo

Il delitto Martirano

Il delitto dell'uomo in blu

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LUCIANO LUBERTI: IL BOIA DI ALBENGA e l'assassinio di Carla Gruber

MILENA, LA DONNA CHE UCCIDEVA GLI UOMINI VIOLENTI

IL CASO DI SALVATORE GALLO: un omicidio senza cadavere

DUE GIORNALISTI INGHIOTTITI DAL BUCO NERO DELLA POLITICA ESTERA (SEGRETA) ITALIANA

La scomparsa di Davide Cervia

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PEDOFILIA: il caso di Rignano Flaminia

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il delitto della sapienza


Marta Russo

Il dramma di Marta Russo, brillante studentessa universitaria della facoltà romana di Giurisprudenza, si consuma nell’arco di un solo istante: l’istante della sua morte. Nessuna minaccia, nessun pericolo può mettere sull’avviso la sua giovane vita. Basta un proiettile sparato da lontano, mentre lei sta camminando con un amica lungo un vialetto dell’università, perché tutto per lei finisca. Il proiettile le perfora l'encefalo lasciandole un buco piccolo piccolo sotto l’orecchio sinistro.

Sono le 11,35 del 9 maggio 1997. Scatta l'allarme. In condizioni che appaiono subito disperate, Marta viene trasportata al Policlinico, nel piccolo reparto di traumatologia: vi resterà in coma profondo fino alle 22 del 13 maggio.

Le indagini appaiono subito complesse: unica certezza è che chi ha sparato non voleva colpire lei. Un delitto nel mucchio.

La difficile inchiesta viene affidata ad un magistrato di non grande esperienza, il pm Carlo Lasperanza, che però ha a disposizione un pool formato da circa 80 investigatori, tra squadra mobile, scientifica e Digos. Le fallimentari inchieste condotte dalla procura di Roma sui delitti dell’Olgiata, di via Poma e Di Veroli, dovrebbero consigliare meglio. Spingeranno, invece, la magistratura su piste fragili e fasulle. Fantasiose.

Inizialmente decine di ispezioni, centinaia di rilievi puntano contro i dipendenti della “Pul-Tra”, una società di pulizie dell'Università. In un locale usato da loro sono state, infatti, trovate due vecchie cartucce. La prima ipotesi è che l'assassino abbia sparato dai bagni di scienze politiche, ma la prima sorpresa arriva il 19 maggio quando, all’improvviso, l’attenzione degli investigatori si accentra sull’aula 6 dell’istituto di filosofia del diritto.

Il 24 maggio, sul registro degli indagati, ci sono 40 nomi di persone legate all’Ateneo. Usciti di scena gli uomini della Pul-tra, è il prof. Bruno Romano, direttore dell'Istituto di Filosofia del diritto, a finire in manette. “Ha coperto l'assassino - sostengono gli inquirenti - ha fatto pressioni su tutti perché non parlassero'”. Romano nega. Lo accusano l'assistente, Maria Chiara Lipari, e alcune intercettazioni telefoniche. Lo accusa una testimone: è Gabriella Alletto, 45 anni, segretaria dell’istituto. Romano verrà presto prosciolto da ogni accusa.

Non è così invece per altri due assistenti, Salvatore Ferraro e Giovanni Scattone e per l’uscire Francesco Liparota. I ricordi “subliminali” della Lipari conducono l’inchiesta nei meandri della psicologia della paranoia, mentre le confessioni assolutamente tardive e contraddittorie della Alletto trascineranno tutti e tre prima in carcere e poi davanti ad una corte d’Assise.

Per gli investigatori, Scattone è il killer. Ferraro, con lui al momento del delitto, sapeva e ha taciuto. Liparota ha coperto entrambi. Quest’ultimo, dopo l’arresto, ammette, ottiene gli arresti domiciliari e poi ritratta.

Tre gradi di giudizio non hanno chiarito chi abbia davvero ucciso Marta Russo.

 

CRONOLOGIA DELLA VICENDA GIUDIZIARIA

LA PRIMA NOTIZIA
dell’Ansa

LA PRIMA IPOTESI

14 GIUGNO 1997
una giornata convulsa

LE SENTENZE
Appello bis (2002)
Cassazione (2003) 1 - 2 - 3 - 4

L’INTERROGATORIO VIDEOREGISTRATO
DI GABRIELLA ALLETTO

GLI INTERROGATORI DI MARIA CHIARA LIPARI

PATOLOGIA DI UN CASO ITALIANO
DI ORDINARIA (IN) GIUSTIZIA
di Francesco Condoluci

PSICOLOGIA DELLA TESTIMONIANZA
di Cinzia Palopodi

ASSASSINO SCONOSCIUTO
di Giovanni Scattone (L’Europeo, 2007)

PERSONAGGI E INTERPRETI
rassegna fotografica

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