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quando Viareggio divenne una nuova Sodoma

personaggi e interpreti




Adolfo Meciani, che da lì a poco morirà suicida, viene trasferito in carcere

La singolarità del caso Lavorini sta in gran parte nella morbosità con cui la stragrande maggioranza della stampa italiana seguì la vicenda, finendo per cadere nella stessa trappola ordita dagli assassini, un branco di minorenni, spalleggiati da alcuni adulti, con in mente un abbozzo di progetto eversivo cui il sequestro del piccolo Ermanno doveva fornire ossigeno finanziario.

E invece i media finirono con il privilegiare – come pista da seguire per l’assassinio di Lavorini – i giochi proibiti tra adulti, insospettabili e ricchi, e minorenni, poveri e disadattati, che avvenivano negli angoli più oscuri della pineta di Viareggio. Scambi mercenari, sesso a pagamento, amori trasgressivi.

Sulla graticola della stampa e della televisione (all’epoca c’erano soltanto il Tg1 ed il Tg2) finirono così una serie di persone.

La fine più drammatica toccò ad Adolfo Meciani, il ricco proprietario di un stabilimento balneare, raffinato, elegante, padre di famiglia, con un passato da “vitellone” speso tra donne e tavoli da gioco, ed un presente di omosessualità che lo trasformò – grazie, ovviamente, all’opera dei media – in una sorta di mostro, dedito alla corruzione di candidi minori, sottoposto a turpi ricatti, che alla sparizione del cadavere di Ermanno aveva partecipato in prima persona.

Adolfo Meciani - completamente innocente, sottoposto ad un linciaggio medievale, vittima delle isterie della Viareggio borghese e per bene, la più falsa ed ipocrita - non reggerà all’urto e, in carcere, si ucciderà.


Qui sotto riportiamo un articolo tratto dal settimanale L’Europeo che - pur con grande cautela - si accodò all’ipotesi più sbagliata: il piccolo Lavorini vittima di giochi sessuali. La pista politica prenderà consistenza più tardi. Ma sarà troppo tardi. Certamente per Adolfo Meciani.

L'articolo

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