In
otto anni 28 morti ammazzati, tutti rivendicati da quella che a lungo si è ritenuto fosse
una strana ed oscura organizzazione di ispirazione nazista: Ludwig.
Le vittime sono per lo più emarginati: omosessuali, tossicodipendenti e prostitute. Ma
anche normali cittadini che frequentano i cinema a luci rosse oppure ragazzi amanti dei
sabato in discoteca. La mano omicida colpisce soprattutto nella zona del Veneto. Poi si
sposta nelle zone limitrofe, in Lombardia, ma ha già colpito anche allestero,
soprattutto in Germania.
La matrice che accomuna i delitti di Ludwig è una devastante furia moralizzatrice.
Lodio per i diversi, per chi in una tristissima visione del mondo non
obbedisce alle regole del perbenismo più idiota. Un odio che spinge Ludwig a colpire
anche dei frati, rei di aver peccato, in gioventù.
Anche le modalità degli omicidi sono brutali: a coltellate, a martellate, con la scure,
con punte di scalpello oppure con il fuoco.
Ludwig ha una caratteristica diabolica: non solo rivendica puntualmente i suoi orrendi
delitti, ma ogni volta fornisce agli inquirenti anche gli elementi e le
circostanze, le prove, che solo chi ha ucciso può conoscere.
Chi è Ludwig?
Davvero questa sigla nasconde unorganizzazione di esaltati neo-nazisti?
Il 3 marzo 1984, due giovani che stanno cercando di incendiare una discoteca nel
mantovano, vengono arrestati. Da quel momento Ludwig esce di scena.Chi era Ludwig?
I due arrestati non sono ragazzi qualunque: appartengono all'alta borghesia veneta. Si
chiamano Wolfgang Abel e Marco Furlan. Il primo è laureato in Matematica e figlio di un
ricchissimo assicuratore tedesco; Furlan, laureando in Fisica, è figlio di un primario
ospedaliero. Gli inquirenti non hanno dubbi: Ludwig sono loro anche se, forse, non solo
loro.
In carcere Abel e Furlan negano tutto e tentano più volte il suicidio. Poi arrivano le
condanne processuali: 27 anni, ma solo per 15 dei 28 delitti. Per Ludwig le porte delle
celle si sono aperte poco tempo fa: per ora solo qualche permesso premio di cui può
usufruire Wolfgang Abel. Presto, per entrambi, la libertà. |