Il
suo caso, unico in Italia, si è concluso 17 anni e tre mesi e 11 processi dopo l'inizio
della vicenda, con la concessione della grazia. Un provvedimento a cui il protagonista di
questa incredibile storia, Massimo
Carlotto, oggi scrittore
affermato, si sarebbe voluto sottrarre - l'istanza venne avanzata dai suoi genitori -
perché conteneva un implicito riconoscimento di colpevolezza da lui sempre rifiutato.
Tutto comincia a Padova il 20 gennaio 1976 quando, Carlotto, 20 anni, militante di Lotta
Continua, si trova a passare in bicicletta davanti alla casa della
sorella, che abita nello stesso stabile di Margherita Magello, una ragazza di 24 anni. Sente delle grida che invocano aiuto: entra
nell'appartamento che ha la porta aperta e scopre in un ripostiglio la giovane, nuda e
coperta di sangue, agonizzante, colpita con 59 coltellate. Massimo - questa la sua versione - cerca di
soccorrere la vittima e si sporca del suo sangue, ma poi, anziché avvertire la polizia,
preso dalla paura, fugge. E solo dopo aver raccontato l'episodio a due amici e ad un
avvocato, che Massimo si presenta spontaneamente ai
carabinieri. Il suo ruolo di testimone dura appena cinque minuti: i militari gli
contestano l'accusa di omicidio e per lui si spalancano le porte del carcere.
Il primo processo a carico di Massimo Carlotto si svolge due anni dopo, nel 1978 e si conclude con
unassoluzione per insufficienza di prove. Verdetto ribaltato nel dicembre
dellanno successivo quando la Corte d'Appello di Venezia lo condanna a 18 anni, pena confermata dalla Cassazione tre anni dopo.
Ma intanto Massimo
Carlotto è scomparso, è
diventato un latitante, o meglio un fuggiasco. Tornerà in patria nel 1985 e sarà
incarcerato. Sconterà in tutto otto anni di reclusione prima di ottenere la grazia, dopo
aver subito due processi di revisione ed essersi sottoposto allesame di ben 86
giudici. Un record. Negativo per la giustizia italiana.
UNA COMPLESSA VICENDA GIUDIZIARIA
16 anni, 11 processi, una grazia |